El largo viaje

Su YouTube è stato reso disponibile un ampio spezzone (circa dieci minuti) del documentario “El largo viaje“, girato nel 1983 da Arja Saijonmaa e Lars Egler durante il tour degli Inti-Illimani con la cantante scandinava.
Potete vederlo qua sotto.

Questo invece è un altro frammento.

Qué he sacado con quererte

Grossa news 🙂
Secondo questo articolo, pubblicato dal sito cileno 24 horas, il prossimo disco degli Inti-Illimani si intitolerà “El canto de todos” e sarà dedicato alle canzoni di Violeta Parra.

Il primo singolo sarà la canzone “Qué he sacado con quererte” interpretata insieme a Mon Laferte.

Al nuovo disco hanno partecipato, tra gli altri, anche Silvio Rodríguez, Isabel Parra, Tita Parra, Joan Manuel Serrat, Pablo Milanés, Roberto Márquez (degli Illapu) e Pancho Sazo (dei Congreso).

Sicuramente presto arriveranno ulteriori informazioni.

 

Canciones con historia

Segnaliamo questo concerto di Marcelo Coulón (ovviamente in Cile), intitolato “Canciones con historia“, perché ci sembra sia la prima volta, da moltissimo tempo, che lui si sia mosso autonomamente dal gruppo.
Chissà che non sia l’inizio di qualcosa di duraturo.

Su “In volo”

Con i nostri usuali tempi lunghissimi torniamo ad occuparci dei Taifa e del loro recente “In volo
(ve lo presentai in questo post del luglio 2016).


Dopo averlo ascoltato non possiamo non confermare le ottime impressioni del precedente “Copia d’autore” (cliccate qua per leggere cosa ne scrissi) e sostanzialmente ribadire quanto scritto allora.
Il gruppo continua a presentare brani ottimamente interpretati e molto (molto !) ben arrangiati, con uno sguardo
un po’ strabico che riesce contemporaneamenta a guardare al di là e al di qua dell’oceano.

Scendendo un po’ più nel dettaglio segnaliamo, nuovamente, le ottime cover presenti nel disco:

  • una riuscitissima “La pajita” molto più aperta e solare dell’originale, e dove si può toccare con mano la meraviglia evocata dal testo di Gabriela Mistral,
  • una “Manzanitas” (con Horacio Duran al charango) fedele alla linea e dannatamente efficace,
  • una “Juanito Laguna” estremamente interessante, con alle voci gli historici Duran e Salinas più il quila Carlos Quezada, con un arrangiamento che prende quasi subito le distanze da quello tradizionale degli Inti per svilupparsi su coordinate più libere e aperte (come forse l’avrebbero arrangiato i Quilapayún del periodo “Tralalì Tralalà“) con l’aggiunta di fisarmonica e archi molto suggestivi,
  • una “Kalimba“, brano di suo piuttosto flessibile agli arrangiamenti, con, nella seconda metà, le corde in grande spolvero, un sax grintoso e la consueta leggerezza aerea dei Taifa (forse il titolo del disco si può leggere anche in questa chiave),
  • una “La fronteriza“, con Horacio Salinas alla chitarra, semplice ma sentito omaggio al maestro Eduardo Falú,
  • una “Mulata“, con Horacio Salinas alla voce, che parte fedele all’originale, ma presto si affida ad un intrigante gioco di basso e percussioni che fa da rampa di lancio ad una tromba esplosiva,
  • la stessa tromba che lancia alla grande una “Simon Bolivar” con alla voce Carlos Quezada (bel cortocircuito tra Quila e Inti),
  • chiusura con “Gracias a la vida” in una versione che alterna cantato in spagnolo (ottima l’interpretazione di Elizabeth Morris) e in italiano (i Taifa) con un plauso per la traduzione che credo sia la più corretta mai fatta nella nostra lingua, arrangiamento che parte molto solenne per poi aprirsi a una maggiore solarità (archi, flauto traverso, e tiple) nel classico stile-Taifa.

Passando ai brani scritti dai componenti del gruppo ci piace segnalare l’iniziale splendida “Atacama“, dalle atmosfere vicine agli Inti-Illimani degli anni ’80, con chitarra e fisarmonica a guidare il gruppo in una passeggiata tutt’altro che desertica, “In volo“, una bella canzone che, nel cantato, in certi punti mi ricorda (non chiedetemi perché) Branduardi e musicalmente mantiene un bell’equilibrio tra parti strumentali e parti cantate.

Notazione speciale infine per la “Gavotta in re maggiore“, riuscito sguardo all’indietro nella musica di fine ‘800, al solito mescolata con gli aromi tipici dei Taifa, brano coraggioso che , ancora una volta, avvicina mondi lontani (che poi tanto lontani, a quanto pare, non sono).

Se ve lo consiglio qualcuno potrebbe pensare che stia facendo pubblicità,
per cui mi sto zitto, ma se vi capita l’occasione…

Museo de la Memoria y los Derechos Humanos

Interessante iniziativa del cileno Museo de la Memoria y los Derechos Humanos.
All’interno del ciclo Cine de Colección, hanno dedicato tre serate agli Inti-Illimani.

Il 16 maggio cercheranno di “recorrer la historia de Inti-Illimani a través de canciones tocadas en vivo por Horacio Durán, Horacio Salinas, José Séves, con apoyo de material audiovisual registrado en sus 5 décadas de trayectoria. Además, durante la actividad se realizará la firma de un acta de donación de Inti Illimani al Archivo Audiovisual del MMDH“.

Il 23 maggio proietteranno “Vuelvo” di Pablo Salas e Douglas Hubner (1985, 56’) un documentario dedicato al celebre concerto che gli Inti tennero a Mendoza.
En marzo de 1985, el grupo Inti-Illimani actúa en Mendoza como una forma de acercarse a Chile. El emotivo encuentro con amigos y familiares al otro lado de la cordillera despierta nostalgias y reflexiones acerca del exilio al que están sometidos junto a miles de chilenos. El documental registra el recital en su integridad, además del testimonio de los músicos, en el que expresan sus impresiones sobre el acercamiento a la patria“.
A seguire “Llegada de Inti Illimani, 18 de septiembre 1988“, sempre di Pablo Salas (1988, 36’), dedicato al ritorno degli Inti dall’esilio italiano.
18 de septiembre de 1988. Luego de 15 años de exilio, los integrantes del grupo Inti Illimani regresan a Chile. Una caravana de vehículos, liderada por un bus que transporta a los músicos, enfila hacia la comuna de Cerro Navia, donde Inti Illimani ofrece un emotivo concierto al aire libre. En el trayecto, Estela Ortiz, viuda de José Manuel Parada, saluda a los Inti en el mismo lugar en el que fue encontrado el cuerpo sin vida de su marido, en marzo de 1985“.

Infine il 30 maggio il museo “realizará un recorrido por la trayectoria de Inti-Illimani junto a Jorge Coulon, Marcelo Coulon, Pedro Yáñez y amigos, quienes interpretarán algunas canciones acompañados de valioso material audiovisual rescatado del archivo del programa de televisión italiano RAI, el Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) de Italia, y el Deutsche Film-Aktiengesellschaft (DEFA) de Alemania“.

Plaudiamo all’iniziativa, anche perché ci sembra la prima volta che un medesimo ente contatti entrambi i gruppi, seppur in giornate diverse. Speriamo sia il segnale di un piccolo disgelo nelle loro relazioni.
Siamo poi curiosi dei vari materiali video che verranno mostrati, alcuni li conosciamo, di altri ci piacerebbe conoscere qualche dettaglio in più, ma il solo fatto che queste riprese circolino ci fa piacere e ci rende ottimisti per il futuro.

Per altri dettagli cliccate qui, qui e qui.

Intillimania

A coloro che dispongono di un profilo su Facebook segnaliamo la pagina chiamata Intillimania,
dedicata, ovviamente, agli Inti-Illimani, gestita da amministratori italiani, caratterizzata da una discreta mole di materiali poco o mai visti, come la foto che correda questo post (tratta da un vecchio TV Sorrisi e canzoni, scattata a Roma, piazza Mancini, dove nel teatro Tenda rappresentavano il “Canto para una semilla“).

Barcellona 2017

Non ci eravamo accorti che domani, 25 marzo, gli Inti-Illimani suoneranno a Barcellona, nella vecchia Europa.


Purtroppo non sembra che ci siano concerti in Italia legati a questa trasferta.
Purtroppo.