Jorge Coulon su Kataweb

l’intervista completa fatta da Fabrizio Gianuario potete leggerla cliccando qui

E’ difficile parlare di 40 anni – spiega Coulon – sono troppi. Sono accadute troppe cose e con il ritmo di vita che si fa è difficile fermarsi a pensare. A volte i ricordi, i visi delle persone incontrate, riemergono con violenza emotiva“. Quarant’anni sono tanti, troppi se si pensa che 15 sono stati trascorsi in esilio (dal 1973 al 1988), lontano dalla propria terra, a diffondere le melodie e i ritmi sudamericani e cantando i dolori, la rabbia e le speranze del popolo cileno – immortale l’inno El Pueblo Unido Jamàs Serà Vencido – e della sua terra.
Che, l’11 settembre del 1973, sotto la spinta di occulte forze manovrate dagli Stati Uniti, subì il colpo di stato che portò il generale Augusto Pinochet a chiudere tragicamente l’esperienza del governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende. “Quando, nel dicembre scorso, Pinochet è morto, non mi è venuto di far festa – commenta Jorge – Troppi anni sono passati nel dolore. Pinochet era già finito, come figura politica, quando fu arrestato dagli inglesi“.

Ma i 40 anni, per la formazione cilena, non sono soltanto un’occasione per guardare al passato, ma soprattutto un traguardo da cui continuare a vivere il presente e progettare il futuro. “Pequeño Mundo è un lavoro controcorrente – spiega Coulon – perché noi crediamo ancora in un artigianato musicale, che molte persone perseguono in tante parti del mondo e in America Latina, e la cui dimensione speriamo non venga mai persa. E un grande contributo è venuto dai giovani musicisti del gruppo, che lavorano con competenza e sensibilità“.

Un dimensione musicale proiettata al futuro, quindi, attraverso nuovi artisti a cui le generazioni più anziane devono trasmettere il proprio sapere. “Ho letto sui giornali che anche in Italia c’è un sistema di gerontocrazia – commenta Coulon – Ma questo dipende anche da noi, che dobbiamo passare le consegne, che dobbiamo renderci conto di quando è ora di fare spazio alle nuove leve. Non dobbiamo soffrire la sindrome del maschio vecchio che non capisce quando è arrivato il momento che sia il giovane a guidare la tribù“.

Jorge Coulon segue le vicende italiane e controlla settimanalmente i risultati calcistici della Roma, dove gioca il giovane connazionale David Pizarro. “A volte – riflette il musicista – penso che noi amiamo questo paese più di quanto lo amiate voi stessi. L’Italia è un paese eccezionale, con un’umanità e un’intelligenza uniche al mondo“. L’amore per l’Italia, dove il gruppo ha trascorso gran parte dell’esilio, compare anche in Pequeño Mundo con la rivisitazione, a tempo di joropo, di Buonanotte Fiorellino di Francesco De Gregori.

Con circa 40 dischi alle spalle, alcuni dei quali reperibili sul sito del gruppo, altri fuori catalogo, diventati oggetti da collezione, gli Inti Illimani dimostrano che, prima e oltre il gruppo, c’è un progetto. Un discorso sulla musica popolare in cui “i dischi non sono che un momento di passaggio, un sottoprodotto, e non lo scopo di ciò che facciamo“. In attesa che esca un film sul gruppo girato tra il Cile e l’Italia, per il futuro Jorge Coulon sentenzia con serena ironia: “Come disse Giancarlo Pajetta rispondendo a una domanda di Maurizio Costanzo, io dico: che c’è dietro l’angolo? Un altro angolo!“.

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